Un racconto sulla lettura
È stato qualche anno fa. Con due colleghi dello Storyteller Group stavo tenendo
un seminario sul fumetto nel Community Centre di Soweto ed eravamo arrivati
in anticipo. Sedevamo fuori, approfittando del sole della tarda mattinata. Gruppi
di bambini giocavano. Dopo un po’ tre bambine (non più di sei o sette anni)
si avvicinarono, timide. Avevano notato la pila di fumetti che avevamo portato
con noi. Una delle bambine si sporse in avanti e cominciò a leggere ad alta
voce il titolo: 99 Sharp Street. Avevo qualche copia in più, gliele diedi.
Le tre bambine si ritirarono in un angolo, aprirono per terra un albo, lo misero nel mezzo e cominciarono a leggere la prima pagina. La lettura consisteva nell’osservare un disegno e commentarlo nella loro madrelingua. Poi una delle bambine cercò di leggere una delle nuvolette di testo, mentre le altre correggevano il suo inglese. Ogni singola immagine animava accese discussioni. Poi arrivarono i partecipanti al seminario e quando uscii dall’edificio, più tardi, notai che le bambine erano ancora sedute nel loro angolo, a leggere. Erano arrivate a pagina quattro.
99 Sharp Street era una collana di fumetti pubblicata dallo Storyteller
Group in sostegno all’iniziativa “International Year of Literacy”. Lo Storyteller
Group ha pubblicato e distribuito in Sudafrica quattro milioni di album a fumetti,
adottando le convenzioni (narrative e grafiche) di questo format popolare per
promuovere la lettura e la scrittura. Seppure condizionato dai destinatari,
dai committenti, dal budget, dalle scadenze, il nostro approccio ai media popolari
ha sfidato due tradizioni molto influenti in Sudafrica: il “manuale” in inglese
o in afrikaans, strumento prediletto dagli organismi di finanziamento, dalle
università e dalle ONG (Street, 1984), caratterizzato dalla grande diffusione,
dalle sommarie generalizzazioni e da una visione ristretta e decontestualizzata
dell’alfabetizzazione; e il modello educativo offerto nella maggioranza delle
scuole sudafricane, che richiede agli studenti di divenire passivi contenitori
di informazioni trasmesse dagli insegnanti e di testi da memorizzare, o da copiare.
Un modello che attribuisce ai libri di testo e agli insegnanti un’autorità che
non ammette discussioni.
Entrambe le tradizioni sono ormai piuttosto estranee ai bisogni quotidiani della
maggioranza dei sudafricani. L’alternativa costituita dal media adottato dallo
Storyteller Group (il fumetto) permette una riflessione sulla produzione e sui
limiti di ciò che può essere definito come un veicolo educativo popolare.
Le statistiche del governo e delle ONG rilevano un tasso di analfabetismo in Sudafrica intorno al 60-70% (Robbins e Prinsloo, 1994).
Milioni di sudafricani, specialmente nelle campagne e nei sobborghi, non sono abituali lettori di libri o di altre forme di media stampati (Robbins e Ammon, 1995). Eccetto la Bibbia, un libro di inni religiosi e un catalogo di abiti, pochi bambini di queste comunità periferiche crescono in case in cui siano presenti libri, e la maggioranza ha la prima esperienza di contatto con i libri quando va a scuola. Purtroppo molti tra i libri di testo che costituiscono la base della loro esperienza formativa sono banali e privi di attrattive, inaccessibili e senza rapporto con la vita degli studenti. I testi non sono fatti per interagire o piacere, ma per essere copiati e imparati a memoria.
Lo Storyteller Group ha pubblicato i suoi primi libri a fumetti per reagire a quello che percepiva come una carente “cultura della lettura”. Sin dall'inizio il nostro gruppo ha creduto nel fumetto come efficace strumento educativo nelle scuole e come risorsa per promuovere il piacere della lettura e per consolidare l'alfabetizzazione inserendo nella vita della gente le pratiche e i comportamenti che derivano dall'alfabetizzazione. Cercammo di creare un fumetto con la forza della fiction popolare ma lontano dalla passività che spesso accompagna il consumo delle immagini di questo tipo. Per questo, quello didattico doveva essere solo uno degli aspetti del fumetto, che avrebbe fatto riferimento ad una panoplia di altri testi.
In The River of Our Dreams, pubblicato nel 1991 in 320.000 copie, un gruppo di studenti di una poco ortodossa scuola di Johannesburg e il loro eccentrico professore organizzano una gita ad un "idillico" fiume nella campagna. Il viaggio, in sé piuttosto caotico, li porta a scoprire che il fiume è inquinato, ma organizzano un gruppo di lavoro e, quando ritornano a Jo'burg, lasciano dietro di loro il fiume pulito e una comunità rurale galvanizzata dall'azione civica. La trama e le caratterizzazioni mostrano l'amicizia tra i ragazzi, espressa da "testi" scritti ed orali: un racconto, un libro con figure di animali acquatici, una raccolta di leggende urbane, un inno religioso, una lettera. Evidentemente, si tratta di testi familiari anche ai lettori. The River of Our Dreams contiene una sezione didattica dedicata all'acqua. Oltre alla funzione di libro di testo, sfida la convenzione che il materiale didattico stampato, per essere efficace, deve essere prodotto da esperti e munito di una veste grafica importante. La finzione narrativa mostra come sia grazie ad un libro che la classe si scopre sensibile all'ambiente e capace di organizzarsi in gruppo di lavoro: e questo inserto, tanto nella finzione dell'albo quanto nella realtà, è stato creato dai ragazzi di una classe!