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Premio per il miglior fumetto inedito di autore africano

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"Goorgoorlou" di T.T. Fons, figura sociale del Senegal contemporaneo

di Jean-François Havard (Université Lille 2)

Goorgoorlou occupa un posto particolare nello spazio mediatico senegalese. Questo personaggio, protagonista del fumetto omonimo, è apparso dapprima nel settimanale satirico Le Cafard Libéré, per poi debuttare in teatro (nota 1) e in televisione (nota 2), dopo aver realizzato persino qualche pubblicità (nota 3) e aver sostenuto azioni di impegno civile (nota 4). Ideato dal disegnatore Alphonse Mendy, detto T. T. Fons, Goorgoorlou non è propriamente un eroe. O meglio, come tutti i senegalesi “congiunturati” (nota 5), è un eroe del quotidiano, alla perenne ricerca della “DQ”, la Dépense Quotidienne (spesa quotidiana) che gli permetterà di adempiere al suo obbligo di capofamiglia. Il suo stesso nome, Goorgoorlou, è ricco di significato. In wolof, lingua veicolare in Senegal, il “goorgoorlou” - letteralmente “impegnarsi come un uomo”(nota 6) - è colui che riesce ad uscire dalle difficoltà quotidiane grazie alla sua abilità a sbrogliarsela. Accanto a lui troviamo ovviamente sua moglie Diek, suo figlio Modou Goor, il suo amico Tapha, ma anche tutta una serie di personaggi pubblici (Abdou Diouf, Abdoulaye Wade, Cheikhou Sharifou (nota 1), Bill Clinton…) o colti nel suo ambiente (rapper, politici…)

Sulle pagine dei suoi due ultimi album, Les années hip e Les années hop, T. T. Fons testimonia le evoluzioni più significative della società senegalese degli ultimi anni, dall’irruzione della gioventù urbana nello spazio pubblico e politico, fino ad uno dei principali avvenimenti della storia del Senegal, cioè l’alternanza democratica in occasione delle elezioni presidenziali del febbraio-marzo del 2000.

Goorgoorlou e la generazione “bul faale”

L’emergere del movimento giovanile ed essenzialmente urbano, designato con il vocabolo “bul faale” (nota 8), traduce una delle evoluzioni sociologiche più importanti nella storia contemporanea del Senegal. In wolof, “bul faale” significa approssimativamente “lascia perdere” o “chi se ne frega”. Non bisognerebbe però tradurre questa formula, divenuta un vero e proprio slogan identitario, come l’espressione di una generazione disillusa. Benché, alla lettera, il “bul faale” dei giovani senegalesi assomigli al “nevermind” anglosassone, è invece il marchio di una gioventù che crede a valori morali come la riuscita sociale, da conquistarsi attraverso il lavoro e la responsabilità individuale. In Senegal, come nella maggior parte delle società africane, i rapporti intergenerazionali sono sempre stati caratterizzati da un rispetto per gli anziani che poteva tradursi in una sorta di inibizione nei loro riguardi. Ora, probabilmente dopo le manifestazioni che nel 1988 hanno seguito la contestata rielezione di Abdou Diouf, i giovani, e in particolare i giovani delle città, hanno preso coscienza della loro capacità di affermazione, sia individuale che collettiva. I fenomeni concomitanti di urbanizzazione intensa, di scolarizzazione, di crisi economica e di influenza dei modelli culturali occidentali hanno sicuramente contribuito molto a tali processi di individualizzazione e di affermazione identitaria.

Tra le “figure di successo” con le quali si identifica la gioventù “bul faale”, si trovano i rapper e il lottatore “Tyson”. I titoli dei due ultimi album Les années hip e Les années hop testimoniano dell’interesse dell’autore per il movimento rap. La popolarità del rap è infatti grande a Dakar, città che viene considerata, per i suoi circa 3.000 gruppi, come la capitale africana del movimento hip hop. È d’altronde dal titolo di una canzone dei Positive Black Soul (PBS), gruppo guida della scena rap di Dakar, che il movimento “bul faale”(nota 9) trae il proprio nome. L’attrazione della musica rap sulla gioventù urbana senegalese testimonia in parte il fascino esercitato dai neri americani. L’identificazione dei giovani di Dakar è sia estetica che linguistica. Così, quando Goorgoorlou vuole farsi passare per un giovane al fine di ottenere (o almeno così lui spera) udienza presso il presidente Diouf, si veste con una T-shirt “2 Pac”, dal nome di un rapper nero americano, e porta un berretto ben calcato sulla testa.


Per leggere l’intero saggio e altri testi sul fumetto africano

Note: 1 - Rappresentazione del 20 luglio 1999 presso il Centre Culturel Blaise di Senghor, a cura degli studenti del Conservatorio Nazionale, cfr. Souleymane Thiam, B. D. Goorgoorlou au théâtre, in «Nouvel Horizon», venerdi 23 luglio 1999, n. 179, p. 28. Esiste anche uno spettacolo creato dalla compagnia Wax Tacc, cfr. Wax Tacc, Le théâtre au cœur des réalités, in «Le Soleil», giovedì 17 maggio 2001.
2 - Un adattamento del fumetto Goorgoorlou, realizzato dal cineasta Moussa Sene Absa, viene trasmesso dal lunedì al venerdì sotto forma di sketch di 3-4 minuti, prima del telegiornale del canale RTS.
3 - T. T. Fons ha ad esempio illustrato una pubblicità per la Posta, destinata a presentare, in modo divertente e pedagogico, uno dei suoi servizi, il “mandat fax”.
4 - T. T. Fons ha realizzato tavole destinate alla prevenzione dall’AIDS, a informare sulla condizione delle donne in Africa e a sensibilizzare i giovani alle tematiche sanitarie ed educative in Africa.
5 - In altre parole “vittime della congiuntura economica”.
6 - M. Ndiaye, L’éthique ceddo et la société d’accaparement ou les conduites culturelles des sénégalais d’aujourd’hui, Tome 2, Les Móodu ou l’éthos du développement au Sénégal, Presses Universitaires de Dakar, 1998, p. 422.
7 - Cheikhou Sharifou è un bambino, originario della Tanzania, al quale sono state prestate doti mistiche fuori dal comune. Organizzata dai suoi promotori, la sua “tournée” in Africa Occidentale ha attirato un pubblico considerevole, soprattutto in Senegal. Questo evento nascondeva in realtà una truffa fondata sulla credulità popolare, ma ha contribuito a mettere in evidenza i disagi delle popolazioni.
8 - Jean-François Havard, Ethos Bul Faale et nouvelles figures de la réussite au Sénégal, in «Politique Africaine» n. 82, giugno 2001, pp. 63-77.
9 - Positive Black Soul, “Boul Falé”, 1994, cassetta autoprodotta/Distr. AFRICAFETE Dakar.

© Africa e Mediterraneo 2008