Quasi ovunque in Africa, gli anni ’90 hanno portato l’introduzione (o la re-introduzione) del multipartitismo politico. La fine dei regimi a partito unico ha liberato forze e voci della società civile sino ad allora imprigionate da autocrati insofferenti al dissenso.
I mezzi di comunicazione di massa hanno beneficiato di questa seconda lotta di liberazione dell’Africa: nelle parole del tanzaniano Godfrey Mwampembwa (Gado), disegnatore per il quotidiano Daily Nation di Nairobi (Kenya), l’alternanza politica «ha portato una maggiore libertà di espressione e di stampa» e ha «iniettato vita nuova in giornali, periodici e nell’industria editoriale» (Mwampembwa, corrispondenza con l’autore).
La professione di disegnatore satirico è emersa grazie al processo di democratizzazione e, nella versione apertamente politica o nella variante di critica sociale, ha permesso di riassumere vividamente la società e la politica africana del decennio appena concluso. L’attualità locale è stata catturata da vignette pubblicate nelle testate giornalistiche apparse col multipartitismo e da fortunate serie a fumetti. L’esempio forse più famoso di strip apparsa nell’epoca della transizione democratica è Madam & Eve di Stephen Francis, Harry Dugmore, Rico Schacherl, che dal 1992 mette in scena, nelle pagine del sudafricano Weekly Mail & Guardian, il cambiamento del paese sotto forma di scambi umoristici tra una donna bianca e la sua “colf” nera Eve Sisulu. Nell’opinione del disegnatore sudafricano Andy Mason: «Questo cartoon non sarebbe stato possibile dieci anni prima, e forse non è privo di logica il suggerire che l’emergere, nel mondo del disegno satirico sudafricano, di un linguaggio condiviso da tutti è potuto avvenire solamente in un contesto di consenso nazionale» (Mason, corrispondenza con l’autore).
Nella specificità del contesto francofono sono nati settimanali consacrati interamente alla satira che escono con cadenza regolare e con discreto successo: Gbich! in Costa d’Avorio, Le cafard libéré in Senegal, Le Journal du Jeudi in Burkina Faso. Da uno di essi, Le Cafard libéré, il disegnatore senegalese Alphonse Mendy (T.T. Fons) ha fatto conoscere Goorgoorlou, il personaggio dell’omonimo fumetto che ormai esce in album prodotti in proprio dall’autore (nove, dal 1991: una cadenza annuale e un successo crescente). Goorgoorlou si è fatto riconoscere come ritratto dell’uomo medio senegalese sottoposto agli effetti del Piano di Aggiustamento Strutturale, il padre di famiglia che ha perso il lavoro e che ogni giorno solca i marciapiedi di Dakar alla ricerca del denaro per sopravvivere. Ritratto tanto verosimile che l’espressione “Goorgoorlou rek!” è ormai entrata nella lingua wolof col significato “io mi arrangio”. Il fumetto è diventato un concetto.
Quella della produzione in proprio di album artigianali a larga diffusione è un’opzione cui ricorre, per scelta artistica, il pittore Mfumu’Eto (Repubblica Democratica del Congo) che ha raccontato della sua avversione a Mobutu con album in lingua lingala a costo molto “popolare”. Ma poichè i disegnatori hanno quasi sempre adottato il modello dell’«ago che sgonfia degli Ego smisurati» (Thomas Lee 1997, p. 2) ed eleggono a bersaglio la venalità, la corruzione e la vanagloria degli uomini politici, il disegno satirico (vignetta e fumetto) troppo spesso non riesce ad oltrepassare la soglia della caricatura e della semplice derisione (Monga 1997; Mbembe 1997; Nyamnjoh 1999) e si appiattisce, come avviene nella maggior parte della stampa non governativa, in generiche accuse ai presidenti e alle élite dirigenti, spesso affidate alla semplice evocazione dei difetti fisici.
In Camerun, per esempio, «le vignette si sono concentrate particolarmente sull’anatomia presidenziale, ne hanno distorto ogni dettaglio con compiacimento e talvolta hanno avanzato l’accusa di semplice immoralità, fornendo un lungo elenco di colpe presunte o reali. Se fosse messo di fronte a queste uniche fonti, il lettore straniero avrebbe l’impressione che il paese è governato da mostri lascivi» (Mono Ndjana 1997, pp. 76-77). Così, tra i disegnatori che si sono moltiplicati nel continente nei primi anni ’90, risultano essere pochi quelli che hanno saputo preparare la loro società alla democrazia e all’armonia delle parti sociali.
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